I pronomi in giapponese: watashi, boku, ore e anata
In italiano «io» e «tu» sono uguali per tutti. In giapponese ce ne sono parecchi, e la scelta dice chi sei e che rapporto hai con chi ascolta: 俺 è un ragazzo fra amici, わたくし un impiegato davanti a un cliente.
Ma la sorpresa più grande è un'altra: i giapponesi i pronomi li usano poco. Il soggetto ovvio si omette, e invece di «tu» si dice il nome della persona. Qui trovi le forme da conoscere, il registro di ognuna e quando conviene non usarle affatto.
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Inquadra col telefono
- Formaleoccasioni ufficiali e clienti
- Neutrova bene quasi sempre
- Informalefra amici e coetanei
- Bruscosolo fra intimi: può offendere
Io
Il pronome di prima persona cambia con chi parla e con chi ascolta. Se non sai quale usare, 私 non sbaglia mai.
| Giapponese | Significato e uso |
|---|---|
私Neutro わたし · watashi | Io (neutro) Il pronome sicuro: va bene con tutti, per uomini e donne, al lavoro e per iscritto. Fra amici, detto da un uomo, può suonare un po' rigido. |
私Formale わたくし · watakushi | Io (molto formale) Stesso kanji di watashi, lettura più lunga: discorsi ufficiali, colloqui di lavoro, un impiegato che parla a un cliente. |
僕Informale ぼく · boku | Io (maschile, morbido) Usato da ragazzi e uomini in contesti informali o semi-cortesi: suona giovane e gentile. Lo usano anche i bambini. |
俺Brusco おれ · ore | Io (maschile, ruvido) Fra amici e in famiglia, da uomini e ragazzi: sicuro di sé, mascolino. Mai con un superiore o con un cliente. |
あたしInformale atashi | Io (femminile, informale) Versione informale di watashi, usata soprattutto da donne e ragazze fra amici. Per iscritto e al lavoro si torna a 私. |
Tu
Qui la regola è controintuitiva: il «tu» più naturale non è un pronome, ma il nome della persona.
| Giapponese | Significato e uso |
|---|---|
田中さんNeutro たなかさん · Tanaka-san | Tu (con il nome) Il modo normale di rivolgersi a qualcuno: 田中さんは行きますか? è «tu vieni?». Con insegnanti, medici e capi si usa il titolo: 先生, 部長. |
あなたNeutro anata | Tu Corretto, ma con chi conosci per nome suona distante o persino brusco. Va bene quando il nome non lo sai, nei moduli e nelle pubblicità; fra coniugi può voler dire «caro». |
君Informale きみ · kimi | Tu (verso chi è più giovane) Un superiore a un sottoposto, un uomo alla compagna, i testi delle canzoni. Detto a un pari o a un superiore suona dall'alto in basso. |
お前Brusco おまえ · omae | Tu (brusco) Fra amici maschi molto stretti è confidenza; a chiunque altro suona aggressivo. Meglio saperlo riconoscere che usarlo. |
あんたBrusco anta | Tu (familiare, spesso irritato) Contrazione di あなた. In alcune regioni è solo familiare, ma di solito tradisce fastidio: «senti, tu…». |
Lui, lei
Esistono, ma si usano meno di quanto pensi: spesso si ripete il nome o si dice «quella persona».
| Giapponese | Significato e uso |
|---|---|
彼Neutro かれ · kare | Lui; anche «il fidanzato» Si usa per parlare di qualcuno, ma 彼 da solo vuol dire spesso «il mio ragazzo». Per un collega si dice il nome o あの人. |
彼女Neutro かのじょ · kanojo | Lei; anche «la fidanzata» Come 彼: 彼女がいる vuol dire «ha la ragazza». Per evitare equivoci si usa il nome. |
あの人Neutro あのひと · ano hito | Quella persona, lui, lei Il modo neutro di parlare di qualcuno presente o già nominato, senza dire se è uomo o donna. |
あの方Formale あのかた · ano kata | Quella persona (cortese) La versione rispettosa di あの人, per clienti, ospiti e persone di riguardo. |
Noi, voi, loro
Il plurale si fa con un suffisso: たち, ら, o 方 nella versione cortese.
| Giapponese | Significato e uso |
|---|---|
私たちNeutro わたしたち · watashitachi 僕らInformale ぼくら · bokura | Noi 私たち è il «noi» neutro, 僕ら quello dei ragazzi. たち non è un vero plurale: 田中さんたち è «Tanaka e gli altri». |
我々Formale われわれ · wareware | Noi (formale) Discorsi, comunicati, un'azienda che parla di sé. In una conversazione normale suona solenne. |
皆さんFormale みなさん · minasan | Voi tutti, signore e signori Per rivolgersi a un gruppo: 皆さん、こんにちは. Fra amici si dice anche みんな. |
彼らNeutro かれら · karera | Loro Plurale di 彼: un gruppo di uomini o misto. Per sole donne si dice 彼女たち. |
Il pronome migliore spesso è nessuno
Il giapponese omette il soggetto quando è chiaro dal contesto: per presentarti basta 学生です, «sono studente». Aggiungere 私は a ogni frase non è un errore di grammatica, ma suona come «quanto a me, io…»: mette l'accento su di te, in contrasto con qualcun altro. Usalo quando serve davvero distinguere.
Perché あなた può essere scortese
Sui libri あなた è «tu», ma nella vita reale chiamare così qualcuno di cui conosci il nome suona freddo, quasi come puntare il dito. Si usa il nome con さん, o il ruolo: 先生 per un insegnante o un medico, お客様 per un cliente. Con un superiore あなた non si usa mai.
Maschile e femminile
La grammatica giapponese non ha genere, ma il modo di parlare sì: 僕 e 俺 sono maschili, あたし femminile. Non è una regola rigida — alcune ragazze usano 僕, e negli anime i pronomi servono a disegnare il personaggio — ma al lavoro e per iscritto tutti, uomini e donne, usano 私.
Lui e lei vogliono dire anche fidanzato e fidanzata
彼 e 彼女 si sono diffusi tardi, come traduzione di pronomi occidentali, e oggi si usano molto per «il mio ragazzo» e «la mia ragazza». Per questo, parlando di un collega o di un'amica, i giapponesi preferiscono ripetere il nome o dire あの人.
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Domande frequenti
私 (watashi) va bene sempre, per tutti. Fra amici gli uomini usano spesso 僕 (boku) o 俺 (ore), le donne あたし (atashi). Ma molto spesso il soggetto si omette: 行きます vuol già dire «vado».
Esiste あなた (anata), ma con chi conosci si usa il nome con さん: 田中さん. Con insegnanti e capi si usa il titolo (先生, 部長). あなた va bene quando il nome non lo sai.
Sono entrambi maschili e informali. 僕 è morbido e un po' giovanile, accettabile anche in situazioni semi-cortesi; 俺 è ruvido e sicuro di sé, solo fra amici e in famiglia. Al lavoro si passa a 私.
Alcune lo fanno, soprattutto da giovani, e negli anime è un tratto del personaggio (ボクっ娘, bokukko). Ma resta marcato: la forma femminile informale più comune è あたし, e quella neutra è 私.
Tutte e due, e decide il contesto. 彼女がいますか? è quasi sempre «hai la ragazza?». Per parlare di una donna senza equivoci si usa il nome o あの人.
