Yukigo

Saluti in giapponese e formule di cortesia

Il giapponese non ha un «ciao» buono per tutto: il saluto cambia con l'ora del giorno, con chi hai davanti e con quello che stai facendo — esci di casa, rientri, ti siedi a tavola, finisci di lavorare. Per ognuna di queste situazioni esiste una formula fissa, e i giapponesi la usano davvero, ogni giorno.

Qui trovi i saluti e le formule di cortesia essenziali, scritti in kana (con i kanji quando si usano) e in rōmaji per la pronuncia, con il significato, il momento in cui si dicono e il registro di ogni forma.

Yukigo — impara saluti e frasi di tutti i giorni con audio, esercizi e ripasso spaziato. Gratis e senza pubblicità.

  • Formalecon estranei, clienti e superiori
  • Neutrova bene con tutti
  • Informalecon amici e familiari

Buongiorno, buonasera, buonanotte

Il saluto dipende prima di tutto dall'ora: ce n'è uno per il mattino, uno per il giorno, uno per la sera e uno per andare a dormire.

GiapponeseSignificato e uso
おはようございますFormale

ohayō gozaimasu

おはようInformale

ohayō

Buongiorno (al mattino)

Fino alle 10–11 circa. おはよう con amici e in famiglia. In alcuni lavori, come la ristorazione e lo spettacolo, è il primo saluto del turno a qualunque ora.

こんにちはNeutro

konnichiwa

Buongiorno, buon pomeriggio, salve

Da metà mattina fino al tramonto, quando incontri qualcuno. Non si usa con i familiari né con i colleghi che vedi ogni giorno: suonerebbe distaccato.

こんばんはNeutro

konbanwa

Buonasera

Dal tramonto in poi, quando incontri qualcuno. Non serve per congedarsi: andando via la sera si usa un saluto di commiato.

おやすみなさいFormale

oyasumi nasai

おやすみInformale

oyasumi

Buonanotte

Prima di andare a dormire, o salutando qualcuno a tarda sera. おやすみ con amici e in famiglia.

Per salutarsi andando via

さようなら è il più famoso, ma è anche quello che si usa meno: fra amici ci si saluta con じゃあね o またね.

GiapponeseSignificato e uso
さようならNeutro

sayōnara

Arrivederci, addio

Per un distacco lungo o definitivo; a scuola i bambini lo dicono all'insegnante a fine giornata. Fra adulti che si rivedranno presto suona freddo.

じゃあねInformale

jā ne

Ciao (andando via)

Fra amici e familiari, al momento di separarsi. Ancora più breve: じゃ (ja).

またねInformale

mata ne

Ci vediamo, alla prossima

Fra amici, spesso insieme: じゃあ、またね. Per «a domani» si dice また明日 (mata ashita).

Presentarsi

Due formule aprono e chiudono ogni presentazione, e in mezzo ci va il tuo nome: はじめまして、マリオです。よろしくお願いします。

GiapponeseSignificato e uso
はじめましてNeutro

hajimemashite

Piacere (di conoscerti)

Solo la prima volta che incontri qualcuno, in apertura della presentazione. Si scrive anche 初めまして.

よろしくお願いしますFormale

よろしくおねがいします · yoroshiku onegai shimasu

よろしくInformale

yoroshiku

Piacere, conto su di te

Chiude la presentazione e accompagna ogni richiesta o collaborazione. Più formale: どうぞよろしくお願いします; よろしく fra coetanei.

Grazie, scusa, per favore

Le formule che sentirai più spesso in assoluto. Attenzione a すみません: oltre a «scusi» vuol dire anche «grazie».

GiapponeseSignificato e uso
ありがとうございますFormale

arigatō gozaimasu

ありがとうInformale

arigatō

Grazie

ありがとうございます va bene quasi con tutti; ありがとう con amici e familiari. Per qualcosa di già concluso si dice ありがとうございました.

どういたしましてNeutro

dō itashimashite

Prego (in risposta a un grazie)

Corretto ma un po' da manuale: nella vita di tutti i giorni si risponde più spesso いえいえ (ie ie, «ma no, figurati»).

すみませんFormale

sumimasen

Mi scusi, scusi, grazie

Per un piccolo disturbo, per chiamare un cameriere, per farsi strada e anche per ringraziare chi si è disturbato per te. Con estranei e al lavoro.

ごめんなさいNeutro

gomen nasai

ごめんInformale

gomen

Scusa, perdonami

Per chiedere perdono di qualcosa che hai fatto a una persona vicina; ごめん fra amici. Con clienti e superiori si usa すみません o 申し訳ありません (mōshiwake arimasen).

お願いしますFormale

おねがいします · onegai shimasu

Per favore

Per chiedere qualcosa o un servizio: コーヒー、お願いします («un caffè, per favore»). Si dice anche da sola, porgendo qualcosa o affidando un compito.

どうぞNeutro

dōzo

Prego, tenga, si accomodi

Offrendo qualcosa, cedendo il passo o invitando a entrare: è il «prego» di chi dà, non quello di chi risponde a un grazie.

A casa e a tavola

Formule a due voci: chi esce, rientra o si siede a mangiare dice la sua, chi resta risponde. Si dicono ogni giorno, sempre uguali.

GiapponeseSignificato e uso
いただきますNeutro

itadakimasu

«Ricevo con gratitudine» (prima di mangiare)

Detta da chi mangia, spesso a mani giunte, prima del primo boccone: ringrazia per il cibo e per chi l'ha preparato. Non è un augurio agli altri come «buon appetito»: si dice anche mangiando da soli.

ごちそうさまでしたFormale

gochisōsama deshita

ごちそうさまInformale

gochisōsama

«Grazie per il pasto» (dopo mangiato)

A fine pasto, a chi ha cucinato o offerto, e anche uscendo da un ristorante, rivolto al personale. ごちそうさま in famiglia e fra amici.

行ってきますNeutro

いってきます · ittekimasu

Vado e torno

Uscendo di casa la mattina, o dall'ufficio per una commissione: annuncia che tornerai. Chi resta risponde 行ってらっしゃい.

行ってらっしゃいNeutro

いってらっしゃい · itterasshai

Vai e torna, buona giornata

La risposta di chi resta a 行ってきます. Negli alberghi il personale la dice agli ospiti che escono, nella forma いってらっしゃいませ.

ただいまNeutro

tadaima

Sono a casa

Rientrando a casa, o in ufficio tornando da fuori. Letteralmente «proprio adesso»: sottinteso «sono tornato».

おかえりなさいFormale

okaeri nasai

おかえりInformale

okaeri

Bentornato

La risposta a ただいま di chi è già in casa. おかえり in famiglia; si scrive anche お帰りなさい.

Al lavoro e al telefono

Fra colleghi il saluto non è «buongiorno», ma un riconoscimento della fatica dell'altro.

GiapponeseSignificato e uso
お疲れさまですFormale

おつかれさまです · otsukaresama desu

お疲れさまInformale

おつかれさま · otsukaresama

Buon lavoro, grazie della fatica

Fra colleghi: incontrandosi durante il giorno, chiudendo una riunione, a fine giornata (お疲れさまでした). Riconosce l'impegno dell'altro; お疲れさま fra pari.

失礼しますFormale

しつれいします · shitsurei shimasu

Permesso, con permesso

Entrando o uscendo dalla stanza di un superiore, o chiudendo una telefonata di lavoro. Andando via prima dei colleghi: お先に失礼します (osaki ni shitsurei shimasu).

もしもしNeutro

moshi moshi

Pronto?

Solo al telefono, soprattutto fra amici e familiari: un'azienda che risponde dice invece il proprio nome. Di persona non si usa.

Come si pronunciano: vocali lunghe, ん e la u che sparisce

Il trattino sopra la vocale nel rōmaji (ohayō, arigatō, sayōnara) segna una vocale lunga: in kana è scritta due volte, おはよう è o-ha-yo-o, e va tenuta il doppio. In こんにちは la ん conta come una sillaba a sé: kon-ni-chi-wa, con due n ben distinte. La u finale di です e ます invece quasi non si sente: ありがとうございます suona «arigatō gozaimass».

Perché こんにちは si scrive con は e si legge wa

こんにちは e こんばんは sono l'inizio di frasi più lunghe che nessuno dice più per intero: 今日は… («quanto a oggi…») e 今晩は… («quanto a stasera…»). Quel は è la particella del tema, che si legge sempre wa. La grafia こんにちわ si vede, anche in Giappone, ma è considerata sbagliata.

L'inchino fa parte del saluto

In Giappone il saluto si accompagna quasi sempre a un inchino (お辞儀, ojigi), che conta quanto le parole: circa 15 gradi fra conoscenti, 30 con clienti e superiori, fino a 45 per scuse e ringraziamenti importanti. La stretta di mano esiste, soprattutto negli affari con gli stranieri. Da straniero nessuno si aspetta l'angolo perfetto: un leggero inchino mentre dici こんにちは basta e fa un'ottima impressione.

すみません per dire grazie

Quando qualcuno si disturba per te — raccoglie qualcosa che hai fatto cadere, ti tiene la porta, ti cede il posto — molti giapponesi non dicono ありがとう ma すみません: invece del favore ricevuto, riconoscono il disturbo causato. Non è una scusa, è un grazie modesto. Con lo stesso すみません chiami un cameriere e ti fai strada fra la gente: è probabilmente la parola più utile che puoi imparare.

Dai saluti alle prime conversazioni

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Domande frequenti

Dipende da cosa chiedi. お願いします (onegai shimasu) per chiedere qualcosa o un servizio: お水、お願いします («dell'acqua, per favore»). ください (kudasai) dopo un oggetto, これをください («questo, per favore»), o dopo un verbo nella forma in -te: 待ってください («aspetti, per favore»). どうぞ (dōzo) invece è il «prego» di chi offre.

No: dopo il tramonto si dice こんばんは (konbanwa), e al mattino おはようございます (ohayō gozaimasu). こんにちは copre più o meno le ore dalle 10–11 fino a quando fa buio. I confini non sono rigidi, ma dire konnichiwa alle nove di sera suona strano.

すみません (sumimasen) è cortese e si usa con estranei, clienti e superiori: per piccoli disturbi, per chiamare qualcuno, per ringraziare. ごめんなさい (gomen nasai) è più personale: chiede perdono a qualcuno di vicino per qualcosa che hai fatto. Per una scusa seria sul lavoro si usa 申し訳ありません (mōshiwake arimasen).

Non esiste un «ciao» unico. Incontrandosi si usa il saluto dell'ora: おはよう al mattino, こんにちは di giorno, こんばんは la sera. Andando via, fra amici, じゃあね o またね. さようなら è più un «addio» che un «ciao».

Meno di quanto si pensa: suona come un distacco lungo o definitivo. Lo dicono gli scolari all'insegnante a fine giornata; fra amici e colleghi si usano じゃあね, またね o, al lavoro, お疲れさまでした e お先に失礼します.

La risposta da manuale è どういたしまして (dō itashimashite), ma nella vita reale si sente più spesso いえいえ (ie ie, «ma no, figurati»), magari con un piccolo inchino.

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